martedì 15 agosto 2017

La Spianà Veneziana

A STORIA.Il titolo avuto 17 anni fa lo si deve a decisioni di 500 anni fa
L’antica«spianà»
che ha affascinatoanche l’Unesco.
Eccezionale esempio di fortificazione grazie alla
spianata veneziana, nat acome piano difensivo
Tutto ciò che era a un miglio dalla città fu abbattuto .
Elena Cardinali
Da ben 17 anni, dal 30 no-
vembre del 2000, Verona è
stata dichiarata dall’Unesco
«Patrimonio mondiale
dell’umanità». Nella motiva-
zione, fra l’altro, si legge che
la città «Costituisce un ecce-
zionale esempio di piazzafor-
te», e nei criteri di assegnazio-
ne del titolo, c’è la considera-
zione che «rappresenta in
modo eccezionale il concetto
della città fortificata in più
tappe, caratteristico della sto-
ria europea». Ebbene, ben-
ché la nostra città sia stata
fortificata fin dall’epoca ro-
mana, se ha mantenuto intat-
ta,fino ad oggi, questa sua im-
magine di piazzaforte, lo si
deve a un poderoso lavoro ini-
ziato esattamente 500 anni
fa, alla fine di gennaio del
1517: la spianata veneziana,
in dialetto veronese «spia-
nà».
Infatti, il ritorno di Verona
a Venezia, dopo 7 anni di do-
minazione imperiale, ha av-
viato da subito un colossale
piano difensivo. I Veneziani,
ammaestrati dagli effetti del-
le moderne artiglierie, con
due lettere «ducali» - disposi-
zioni scritte dal doge alla po-
polazione - del 18-19 novem-
bre 1517 e del 22 gennaio
1518, ordinarono l’abbatti-
mento di tutte le costruzioni
e di tutti gli alberi da fusto,
per uno spazio di un miglio
tutto intorno alla città. Le ca-
se, che già allora univano il
centro con le borgate di San
Massimo e Santa Lucia, ven-
nero demolite: Verona risul-
tò così completamente isola-
ta dentro la sua compatta cin-
ta muraria, una specie di
gran fortezza, alla fine della
pianura, prima delle colline.
Era la spianata, che circon-
dò Verona nel suo intero peri-
metro. Questa terra di nessu-
no permetteva di eliminare
gli attacchi di sorpresa e di
martellare con le artiglierie,
poste sulle mura, un eventua-
le esercito in assedio. Nella
nostra storia urbanistica, la
spianata ha significato una
ininterrotta «servitù milita-
re», rimasta fino all’unità
d’Italia, al secondo Ottocen-
to. Nel passato, è stata giudi-
cata negativamente, in quan-
to ha bloccato l’espansione
urbana, ma oggi è ritenuta
positiva poiché ha permesso
di conservare un anello verde
attorno a Verona.
I veneziani decisero anche
di costruire una nuova cinta
muraria con quei terrapieni e
quei baluardi visibili ancora
oggi. Nel 1518, un’altra dispo-
sizione del Senato della Re-
pubblica fissò in 6.000 duca-
ti annui la spesa necessaria
per questo grande progetto.
Dal 1517 fino al 1523, dirige
e sovrintende i lavori il co-
mandante militare Teodoro
Trivulzio, insieme a un grup-
po di ingegneri, Gian Maria
Fregoso, Troilo Pignatelli,
Zuan Maria Gomito e Filip-
po da Monselice. Il piano or-
ganico vide una serie d’inter-
venti, con la collocazione di
due tipi di strutture, fonda-
mentali nell’architettura mili-
tare dei territori sotto il domi-
nio della Serenissima: le
«rondelle» e i «bastioni». Le
rondelle erano massicce torri
che costituivano il perno di-
fensivo, mentre i bastioni era-
no una struttura complessa,
formata da salienti a due fac-
ce, da scarpate, cordoni, para-
petti e terrapieni: una vera e
propria muraglia invalicabi-
le.
Da ricordare, di questo pri-
mo periodo, il bastione delle
«Boccare» (di fronte a via
Nievo), opera di Teodoro Tri-
vulzio e non, come si credeva,
di Michele Leoni, vero e pro-
prio capolavoro d’ingegne-
ria.
Nel 1517, iniziano anche i la-
vori per Porta Vescovo, con-
clusa nel 1520. Il progetto fu
deciso dopo un’ispezione di

Andrea Gritti e Giorgio Cor-
naro e fu ultimato sotto la ret-
toria di Pietro Marcello e An-
drea Magno. Di gusto rinasci-
mentale veneziano, la porta è
stata alterata da interventi
successivi. È indubbio che
dal 1517, anche grazie a que-
ste fortifizioni, Verona ha go-
duto di tre secoli di pace.•

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